about La vita è un'eterna scoperta;
cio' che sara' di noi, lo scopriremo solo vivendo.
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aforismi musicali
L. BATTISTI - CON IL NASTRO ROSA
Parole e Musica di: BATTISTI-MOGOL
Inseguendo una libellula in un prato
un giorno che avevo rotto col passato
quando già credevo di esserci riuscito
son caduto.
Una frase sciocca un volgare doppio senso
mi hanno allarmato non è come io la penso,
ma il sentimento era già un po' troppo denso
e son restato.
Chissà, chissà chi sei, chissà che sarai
chissà che sarà di noi,
lo scopriremo solo vivendo.
Comunque adesso ho un po' paura
ora che quest'avventura
sta diventando una storia seria
spero tanto tu sia sincera!
Il magazzino che contiene tante casse,
alcune nere alcune gialle alcune rosse,
dovendo scegliere e studiare le mie mosse,
sono alle impasse.
Mi sto accorgendo che son giunto dentro casa,
con la mia cassa ancora con il nastro rosa,
e non vorrei aver sbagliato la mia spesa o la mia sposa.
Chissà chissà chi sei chissà che sarai
chissà che sarà di noi
lo scopriremo solo vivendo.
Comunque adesso ho un po' paura
ora che quest'avventura
sta diventando una storia seria
spero tanto tu sia sincera!
STING - IF YOU LOVE SOMEBODY
If You Love Somebody Set Them Free
If you need somebody, call my name
If you want someone, you can do the same
If you want to keep something precious
You got to lock it up and throw away the key
If you want to hold onto your possession
Don't even think about me
If you love somebody
If you love someone
If you love somebody
If you love someone, set them free
Set them free
Set them free
Set them free
Set them free
If it's a mirror you want, just look into my eyes
Or a whipping boy, someone to despise
Or a prisoner in the dark
Tied up in chains you just can't see
Or a beast in a gilded cage
That's all some people ever want to be
If you love somebody
If you love someone
If you love somebody
If you love someone, set them free
Set them free
Set them free
Set them free
Set them free
You can't control an independent heart
Can't tear the one you love apart
Forever conditioned to believe that we can't live
We can't live here and be happy with less
So many riches, so many souls
Everything we see that we want to possess
If you need somebody, call my name
If you want someone, you can do the same
If you want to keep something precious
You got to lock it up and throw away the key
If you want to hold onto your possession
Don't even think about me
If you love somebody
If you love someone
If you love somebody
If you love someone set them free
Set them free
Set them free
Set them free
Set them free
ANATHEMA - WINGS OF GOD
words & music by John Cavanagh
No one can find me
Here in my soul
Kicking and screaming
Out of control
Calm myself down now
Nobody knows
No one can find me
Here in my soul
Hooked on your problems
Do I know why
And if you come my way again
Would I, would I lend a hand
Would I understand
Lend a hand
Understand
No one can find me
Here in my soul
Kicking and screaming
Out of control
Calm myself down
Nobody knows
No one can find me
Here in my soul
Solitude was never,
never seen as loneliness
And things need time
And time leads to other things
And playing roles
Which are limited
By the poor fund of knowledge
In the sick, sick world
We all fall down
Once in a while
Escaping the law of the unexplained pains
Would lend a hand
Would understand
Understand
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martedì, maggio 25, 2004
Cap 6° - il rientro…
Anche il rientro da questo memorabile viaggio si rivelera’ degno delle aspettative…! (Dublino – Palermo via London Stansted – Catania – Trapani – Lamezia Terme – Messina) in appena 24 ore!
Ma veniamo ai fatti.
Di mattina, solita fortificante colazione, con grande delusione (indovinate di chi) a causa della mancanza di cornetti, dato che in hotel avevano esaurito le provviste mensili a causa dello sbutrio del ben noto Trevor (come sapete detto cornettini!); dopodoche’ solito viaggio a ostacoli sul bus a due piani (scomodo, ma per 1,65 euro chi vuliti? Lasciate fare ai mastri dello sparagno), direzione aeroporto.
Si arriva a London Stansted, prima consueta tappa, e senza troppi intoppi prendiamo il secondo volo,

destinazione Palermo (sigh); senonche’, come avremmo presto scoperto, forse leggendo il nostro stato d’animo (triste, triste, triste), il pilota a Palermo non ci sarebbe arrivato mai! Ma raccontiamo con ordine.
A un certo punto, passate in allegria, tra buona musica e uno sfunnune e l’altro, 2 orette e mezza, facendo i conti sul tempo di volo, vediamo che dovremmo cominciare la discesa, ma il pilota sembra non volerne sapere, continua tranquillamente per il suo cammino, finche’ a un certo punto: “din don, here’s the captain speakin’” e giu’ un annuncio incomprensibile anche a quelli piu’ allittrati con l’inglese; da un secondo annuncio fatto da uno steward che masticava un po d’italiano, riusciamo a capire che per problemi di maltempo, saremmo atterrati a Catania; a questo punto reazioni contrapposte: grandi grida di giubilo dei passeggeri della zona che dovevano recarsi in Sicilia orientale, (dovete sapere che ai catanesi gli rode moltissimo che Ryanair atterra a Palermo e devono farsi Palermo – Catania in bus per tornarsene a casa, parli con loro che hanno tutto sotto casa, milanesi sono ), santiuna dai palermitani cui si prospettava una nottata a gritta a fontanarossa (il paragone fa apparire Stansted un luogo di delizie); ormai rassegnati, cinture allacciate, faccie incazzate, ci prepariamo a avvistare l’Etna; il pilota, pero’, sembrava guidare l’aereo come un palermitano disperso a Catania guiderebbe la macchina appena comprata, faceva giri in tondo sempre piu’ larghi; a questo punto, un altro “din don”, stessa trafila di poco prima, e , surprise! nuova destinazione, Trapani; le posizioni si invertivano; grida di giubilo dei palermitani che pregustavano la notte a casa, sconforto degli altri; sempre cinturati, aspettiamo di atterrare, un po’ scocciati x la verita’ da tutti sti balletti; il nostro ineffabile pilota tenta almeno tre volte di atterrare a Birgi, ma nulla, il vento lo scoraggia, e, dopo averci fatto ballare un bel po’, di botto all’azza e punta il muso verso l’alto, e, mentre le faccie dei passeggeri erano verdi (pensieri inenarrabili), segue l’implacabile “din don” e nuovo annuncio (sempre piu’ incomprensibile): capiamo solo che, dato che l’aeroporto di Reggio Calabria è chiuso, si va a atterrare a Lamezia Terme! Argh; lo sconforto superava ormai i massimi livelli, le elucubrazioni al massimo (alcuni pensano che stiamo andando vicino Roma – la geografia è 1 optional :P) anche per lo scantazzo legato ai tentativi di atterraggio e connessi annacamenti; come sorte volle, atterrammo finalmente a Lamezia, con buona pace dell’equipaggio Ryanair, che mollati i passeggeri, se ne torno’ di filato a Londra, lasciandoci in balia del personale dell’aeroporto (che non vedeva una simile invasione dai tempi di Garibaldi).
Per farla breve, tra i dettagli piu’ trucidi di cio’ che segue (non basterebbero tre blog per raccontare tutto):
- la promessa (vana) di due bus per tornare a Palermo;
- gli sproloqui del capopolo di turno, che autoelettosi nostro rappresentante, non ottenne un bel nulla;
- le code interminabili per comprare qualcosa da mangiare;
- I due sconclusionati vecchietti di acquaviva platani, emigrati a Londra 44 anni fa, piu’ micidiali del tritolo, con i loro detti “oggi in figura e domani in sepoltura!” cui seguirono prontamente prolungati tocchi alle gioiellerie!! Oppure, rivolto a Radioh (bello stinnicchiato per terra): ragazzino di Palermo, susiti d’in terra!;
- il trasporto alla stazione centrale di Lamezia a gruppi di 8 (e sottolineo otto alla volta);
- il ritorno a Palermo in treno a nostro carico (stile tradotta militare, con certi vagoni piu’ puzzolenti di una discarica), con partenza alle 4.30 della notte dalla stazione di Lamezia centrale…
Dopo un interminabile viaggio, siamo finalmente arrivati a Palermo verso le 11.00.
Finiro’ questo interminabile post con la spiegazione dell’ultimo tormentone: ecco Emma!
Emma!

La famosa e unica irish Emma, che i nostri eroi hanno cercato invano!
In pratica, l’incommensurato Cyro mi aveva chiesto informazioni in merito ai (ehm!) posti diciamo “peccaminosi” di Dublino; dopo qualche ricerca in merito, ho trovato notizia di una mitica Irish Emma (una sorta di “tre motori” locale)…!
Sara’ per la prox volta.
Per finire, nonostante tutto, lo rifarei altre 1.000 volte!!!!!!!!
That’s all folks!
domenica, maggio 23, 2004
Cap 5° - Dun Laghoaire e Bray.
Quinto giorno
Finalmente si va fuori citta’; alla scoperta della provincia dublinese,

mossi dal dubbio, sara’ meglio la gnokka di campagna o quella di citta’?
Di buon mattino, dopo febbrili consultazioni delle guide di viaggio, si monta sul bus

diretto a Dun Laghoaire , (si pronuncia come se fosse scritto “dun leary”); comincia il solito percorso a ostacoli, questa volta l’autista guida ancora piu’ a rotta di collo del solito; devo dire che la scoperta provincia irlandese è stupefacente, superata la periferia dublinese (alla faccia della periferia, tutte ville con giardino), la strada per dun leary si presenta piena di curve (favorivano gli erutti di Trevor)!
Finalmente arrivati, il sole splende,

zaino in spalla si comincia l’esplorazione;

il paese presenta a un primo esame piu’ chiese

che case; la prima cosa che vediamo sono due chiese che si fronteggiano, una anglicana e l’altra cattolica, che per spirito ecumenico andiamo a visitare entrambe; continuiamo il giro, in mezzo al verde, visitando i ruderi del castello, si procede verso il mare.
Ora di pranzo, si va verso il centro; dopo un ottimo pranzo, ci andiamo a stinnicchiare sulla passeggiata del lungoporto,

mentre il catamarano che collega l’Irlanda con il Galles) 90 minuti!!) fa il suo ingresso in porto; è il momento per un bidi, (anche stavolta i puritani osservano)…!
Dopo un momento di abbocco, destinazione Bray , piccola cittadina a circa 15 km di distanza nella contea di Wicklow; solito percorso con bus “a ostacoli”; arrivati, andiamo a esplorare la spiaggia;

scopriamo un panorama che diremmo atipico per questa parte del mondo, non sembra un paesaggio nordico per come lo si puo’ immaginare, ricorda infatti una spiaggia come la potremmo trovare in Sicilia, con la sabbia fine, il lungomare dove si passeggia, i bar e i chioschi con i gelati di fronte, il passio domenicale; peccato che ci siano 10 gradi circa, il mare sembra invitante malgrado i riflessi grigi dovuti al peggioramento del tempo: tra uno sfunnune e l’altro, si continua il giro; d’estate, deve essere un bel posto.
A ridosso della spiaggia comincia la montagna, con la cima detta “Bray Head”, da cui si vede tutta la costa fino a Dublino (che scaliamo con le ultime energie).
Praticamente stremati, facciamo ritorno in citta’, piu’ morti che vivi.
Manco a dirlo, l’ultimo giro in citta’ prima del ritorno è dedicato alle consuete bevute…
to be continued...
domenica, maggio 16, 2004
Cap. 4° - testale levato!
Quarto giorno! Oggi, finalmente sole splendente, e quindi destinazione parchi; prima tappa il trinity college; gia’ arrivati all’interno del campus, si rimane a bocca aperta: prati verdissimi con annesse sculture fanno da contorno a grandi edifici, che si immaginano pieni di comode e spaziose aule di lezione, biblioteche e dormitori; lo stesso preciso della nostra universita’ (‘nta pila)!
I verdi prati del Trinity College...

I padiglioni

Comunque, dopo il giro esplorativo di rito, (volesse il cielo che l’improbabile gnokka si nasconda fra le studentesse del college? La risposta, alla vostra libera deduzione), tutti distesi sui verdi prati, a chiacchierare; tra una parola e l’altra, il vostro Fileas (in vena di testale levato) si concede un tiro (ehm forse piu’ di uno) del Bidi acceso da radioh (ottimo, devo dire) (!?), tra le occhiate perplesse dei puritani Davidi e Cyro; dopo uno spuntino ristoratore, si va quindi a esplorare il St. Stephen Green, altro parco vicino; mentre ci avviamo verso il parco, la nostra attenzione è attratta dai movimenti di protesta
i movimenti...

organizzati dal social forum contro le cerimonie per l’ingresso di altri stati nell’Unione Europea, al grido di: “another europe is possibile! No to corporate greed”;
Il volantino del social forum

naturalmente il nostro radioh si ci butto’ a pesce e ando’ a curiosare (stavolta lo arrestano, penserete voi); ebbene fu piu’ forte il richiamo della gnokka che si aggirava numerosa per il St. Stephen’s green, perche’ dopo cinque minuti fu di ritorno!
Dopo un giro in lungo e largo del parco (osservate!),
St Stephen's green

si torna in hotel.
Cena a base di kebab, in un kebab place gestito dagli indonesiani (!?), e sin qui nulla di rilevante, se non fosse perche’ e in questo luogo che prende vita un assillante tormentone del viaggio: la storia delle “posizioni” (siete maliziosi eh?);
Facciamo un passo indietro: la faccenda nasce per l’abitudine dell’incommensurato (Cyro of course) di infilare (il naso, cosa avete capito??) nelle discussioni, per dire la sua (in chiave di babbio); ordunque, intenti a cercare di sopravvivere al kebab di incerta (molto incerta I dare say) provenienza, Fileas e Davidi Trevor (music addicted) disputavano parlando di gruppi musicali, quando all’ennesima osservazione semi seria di Cyro il vostro Fileas ha replicato: si ma tu parli cosi’ perche’ non hai una posizione (musicale), per intendere: non ho ancora avuto il modo di capire che gruppo ti piace; da li’ divento’ un tormentone ripetuto in maniera esponenziale (per ogni cosa: eh ma io non ho una posizione :P).
Lo chiamero’ da ora in poi “l’uomo che non aveva posizioni” (fa molto Hitchcock) (o Battiato) (scegliete in base alle vostre posizioni, per restare in tema).
Il resto della serata, come sempre, dedicata alla birra e alle consuete ricerke sulla gnokka…(i piedi sono sempre piu’ doloranti).
to be continued...
domenica, maggio 09, 2004
Cap 3° - la scoperta continua…
Terzo giorno! Si va a visitare la fabbrica della mitica Guinness;
 
dopo un’abbondante colazione (indovinate quanti cornetti è in grado di sbafare Trevor, a partire da oggi detto infatti “cornettini”), zaino in spalla, video e fotocamere al seguito, si parte (a piedi), procedendo lungo il fiume Liffey.
Il Fiume Liffey

prima tappa la cattedrale di Christ Church,
la cattedrale di Christ Church

dove i nostri, giudicati pericolosi terroristi, vengono interrogati dai temibili Garda (la polizia locale), con annessa perquisizione (degli zaini ke ve siete immaginati?), e non senza sospetto, dato che di li’ a poco il temibile Trevor, fortificato dai cornetti (e dal burro!), abborda nientemeno che un gruppo di dodicenni (abbiamo le riprese televisive), e viene messo in fuga dalla teacher!
Arriviamo alla Guinness, e, varcata la sacra soglia,

ci deliziamo con la visita della fabbrica museo, in un percorso guidato con dimostrazioni audio e video per vedere come si fa la vera birra;
heart and soul

e dopo avere visto, si assaggia anche (una bella pintozza di Guinness a digiuno, provare per credere!);

tra la birra, tra i panorami “umani” (molto interessanti), i nostri si dirigono con la lingua di fuori (come sempre!) a pranzo.
Il pomeriggio prosegue tra alterne vicende, cercando di entrare a visitare il castello di Dublino, ahime’ parzialmente chiuso a causa della conferenza dedicata all’ampliamento dell’Unione Europea; ma grazie ai potenti mezzi di Fileas, si riesce a entrare dovunque!
La serata è dedicata nuovamente all’esplorazione dei pub locali; ci accorgiamo pero’ che, essendo venerdi’ e quindi week-end, il clima è cambiato, e la quantita’ di birra e alcolici che vengono trangugiati aumenta in misura esponenziale; entriamo nel pub verso le 23.00, e la maggior parte della gente è gia’ completamente finita, a terra un tappeto di bicchieri rotti e birra appiccicata; ma, cio’ che conta di piu’, c’è un’allegria generale davvero contagiosa… (tocca tu che tocco io) (…)!
Come finisce la serata lo censuriamo per ovvi motivi di decenza,

vi basti sapere che i nostri, (non senza sbagliare strada), si arricampano barcollando vistosamente!
to be continued...
giovedì, maggio 06, 2004
Cap 2° - finalmente Dublino.
Dublino! Dopo un percorso “a ostacoli” sul bus 41 a due piani (i bus driver dublinesi guidano come gli autisti delle montagne russe), arriviamo in citta’, (Atha Cliath il suo nome in gaelico), e, in attesa di prendere possesso dei nostri alloggiamenti, si va a spasso per una prima presa di contatto, videocamera alla mano; andando a spasso per Grafton Street, una delle strade principali, facciamo la conoscenza di un personaggio che diventera’ protagonista di uno dei tanti tormentoni di questo viaggio: la statua di Molly Malone, protagonista di una canzone popolare irlandese, ribattezzato dall’incommensurabile Cyro “la signora molona”, espressione usatissima nei giorni a seguire per indicare le (ehm) prosperose signorine (ben dotate di ghiandole mammarie) che in numero devo dire rimarchevole andavano a spasso per la citta’.

Il giro prosegue, per le strade dello shopping, non senza ammirare le numerose bellezze locali (la salivazione di Trevor è praticamente scesa per terra :P);
Grafton Street

nella via del rientro in hotel, vediamo piu’ volte scaricare nei magazzini dei locali una enorme quantita’ di fusti di birra; il vostro Fileas ingenuamente ha pensato che fosse la scorta per la settimana, ma si è dovuto ben presto ricredere (capirete in seguito).
Arrivano i rifornimenti!!

Per la sera, destinazione il quartiere del temple bar, dopo una cena a base di bagels e crepes; la bagel è un alimento che proviene dagli ebrei e si è diffuso successivamente nel mondo occidentale; è una ciambella di pane, che viene preparata secondo una ricetta speciale, con diversi gusti a secondo del tipo di farina, aggiungendo uva passa, cipolle, semi di sesamo, nocciole per ottenere il gusto dolce o salato; la popolarita’ delle bagels è dovuta al ripieno, con una varieta’ di combinazioni possibili, sempre dolci o salate, con la cream cheese (formaggio spalmabile)o con altre salse, aggiungendo pomodoro, tonno, salmone etc etc per le salate o marmellata per le dolci; la spiegazione culinaria serve per comprendere la faccia incredula del mitico Trevor, che ordinata una cheese and jam bagel, e aspettatosi tutt’altro, si vide arrivare una bomba calorica a base di marmellata di fragole!!
E finalmente, riempito lo stomaco si va all’arrembaggio, a caccia della mitica birra irlandese

(con l’occhio costantemente rivolto a scrutare l’orizzonte a caccia dell’improbabile gnokka).
Il temple è il quartiere, situato a ridosso del fiume Liffey, dove si trova la vera vita notturna di Dublino, con i migliori pub, ristoranti e locali notturni; il nome temple bar è azzeccatissimo, dal momento che in ognuna delle stradine ci sono dozzine di pub traboccanti di gente; praticamente si possono vedere le comitive locali girare da un locale all’altro per tracannare quantita’ di birra e alcolici inimmaginabili; dopo un giretto decidiamo di entrare al Fitzsimons, locale con due sale pub e una discoteca; e qui, dopo una esibizione a base di chitarra, sorpresa! Due ballerine locali che ci allietano l’umore e la vista (salivazione azzerata manco a dirlo :PP) con balli tradizionali irlandesi (e minigonne); completano la serata un’altra esibizione musicale a base di chitarra, e varie birre scolate dai nostri eroi, nell’allegria generale; il rientro, com’è immaginabile, avviene ondeggiando :P
To be continued…
martedì, maggio 04, 2004
Che ne sara’ di noi?? Dublino Dublino Dublino!!! (looking for Emma)
Ciao a tutti, sono tornato!
Reduce da una sortita a Dublino, ho preparato un altro capitolo dei diari di bordo di Fileas, per lasciare una traccia sulle impressioni, opinioni, posizioni (capirete dopo :P), indiscrezioni, tormentoni, sfunnuna, faccie a terra e chi piu’ ne ha piu’ ne metta (il tutto, semi – serio, as usual!).
Cap 1° - I preparativi e la partenza
Come ogni buon viaggio che si rispetti, anche questo è nato per puro caso, in chatroom tra una cazzata e l’altra; protagonisti dell’avventura, il vostro Fileas, (piede lungo, dicono alcuni) (ehm..), l’incommensurato e incommensurabile Cyro, (unlikely) gnokka hunter ben conosciuto dai lettori di questo blog, qui all’opera nell’inconsueto ruolo di cam reporter, Gabriele Radioh, vero uomo alternativo, biker, critical masser, appassionato dei radiohead, esperto di saggezze e effluvi orientali, e infine last but not least l’unico, il solo, lo spontaneo Davide (Davidi!) Trevor, il mito, the music man, l’adoratore dei cornetti; la composizione dell’ineffabile gruppo, veramente irripetibile, alla prova dei fatti e per i misteri dell’umano divenire, si rivelera’ di ferro.
Organizzati I dettagli principali, lasciando come sempre un po’ di spazio all’improvvisazione (l’imprevisto è sempre in agguato), finalmente si parte. I nostri, manco a dirlo, sono ben dotati di generi di conforto: cioccolato Lindt alle nocciole, nutella, brioscine in quantita’ inenarrabile, panini con la cotoletta preparati dalla Cyro’s mum (yummmmmmmm!!), sandwich e biscotti vari etc etc. .
Il volo Ryanair che ci porta a London Stansted, prima tappa intermedia, scorre liscio tra una cazzata e l’altra, manco a dirlo i nostri eroi si fanno conoscere ben presto da tutto l’aereo (e dalle succulente hostess :PP) per il casino che fanno; comincia la lunga nottata all’aeroporto di Stansted; per chi non ci fosse mai stato, devo dire che qualunque descrizione di una notte li’ renderebbe poco il concetto; direte voi, e chi puo’ essere cosi’ suonato da dormire in aeroporto (a parte i nostri amici, maestri dello sparagno?) ebbene, siccome la pensata è buona, i nostri appena arrivati si ritrovano in mezzo a un misto fra un dormitorio e un girone di anime dannate: infatti i piu’ fortunati arrivati per primi a prendere possesso delle poltrone sono belli collocati, i piu’ previdenti dotati di sacco a pelo gli fanno da corredo stinnicchiati per terra, gli altri girano in permanenza alla ricerca di qualcosa, anche perche’ non hanno una mazza da fare per ingannare la notte; e cosi’ facciamo conoscenza di Max il bisiacco da Monfalcone e Fiorenzo da Settimo Milanese, due simpatici (e fusi) connazionali, i quali si appropinquano sentito il casino che viene fuori dal nostro gruppo (vi lascio solo immaginare i colpi di cuciiii’’’’’’, le voci, i sfunnuna irripetibili, le malafiure a tignite’); tra una video ripresa e l’altra, al termine di lunghi racconti introspettivi, dopo il nutella party delle 2, svariate sessioni di unlikely gnokka hunting, il giro blue tooth (uno dei nuovi tanti mezzi per abbordare), la notte passa, tra cose surreali tipo una nonnetta con famiglia al seguito che entra a Stansted alle 4.00 circa con un mazzo di erba (giummi di basilico?!) in mano, profferendo: unn’ama a iessere?
Siamo quindi all’indomani mattina e al secondo volo, e finalmente alle 8.00 circa, dopo un percorso a ostacoli, eccoci finalmente a Dublino.
To be continued…
(postilla tecnica: se vi è sfuggita la comprensione di qualche modo di dire, il senso sara’ piu’ chiaro leggendo tutto il racconto).
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